Manifesto
Opiforia a te, artista!
Opiforia è nata in un laboratorio, dalle mani di una sola persona. Oggi è un luogo dove si incontrano percorsi, materie e modi di guardare diversi: la scultura e la scenografia, la ceramica, il marmo e la pietra, il restauro.
L’arte è un’energia che attraversa le persone.
Prende forma in tre dimensioni.
Spirito
Dà origine all’intenzione, al simbolo e al significato.
Tecnica
Amplia gli strumenti, i linguaggi e le possibilità.
Materia
Esige presenza, conoscenza, tempo e lavoro.
Opiforia abita nell’incontro tra le tre.
Ciò che ci unisce
Otto principi del laboratorioUn’idea è un inizio, non un requisito.
Non serve sapere esattamente cosa si vuole. Basta un’immagine, un ricordo, un simbolo o un’intuizione. Ogni origine indica una strada diversa, e il nostro lavoro comincia ascoltando.
La materia ha una sua voce.
L’argilla, la pietra, lo smalto, il legno o la resina hanno leggi, tempi e limiti. Creare è imparare ad ascoltarli prima di imporre loro una forma.
Il mestiere si impara con le mani e si condivide.
Dietro ogni pezzo ci sono anni di pratica: lo studio della ceramica italiana del Rinascimento, la pietra lavorata in Umbria, la scenografia imparata a teatro. Questo sapere non si custodisce: si tramanda.
La tradizione è un punto di partenza.
Ci interessano le conoscenze che hanno reso possibili le grandi opere del passato, non per copiarle, ma per continuare a sperimentare. Le tecniche antiche e gli strumenti contemporanei lavorano insieme.
Nessuna disciplina basta da sola.
Le idee migliori nascono dove i mestieri si incontrano: la scultura con il teatro, la ceramica con la pittura, la pietra con l’architettura. Per questo Opiforia è anche un Laboratorio: uno spazio per condividere saperi, trovare compagni e creare insieme, senza che nessuno perda la propria voce.
Ogni opera ha il suo tempo.
Alcuni pezzi nascono per durare per generazioni. Altri, come una scenografia, per esistere solo il tempo necessario. Entrambi meritano la stessa cura.
Creare è un dialogo.
Una commissione non è un ordine, è una conversazione: ascoltare, proporre, disegnare e decidere insieme, senza perdere ciò che rendeva speciale l’idea fin dall’inizio. Rispondiamo di persona, dal laboratorio.
Anche restaurare è creare.
Ridare vita a un pezzo ferito richiede lo stesso rispetto per la materia e per la storia che dargli forma per la prima volta.
Opiforia non è una parola trovata, ma creata. In essa si riuniscono l’opera, il mestiere, l’immaginazione e l’emozione di dare vita a qualcosa che prima non esisteva.
Parla del creatore e dell’artefice: di chi immagina, progetta e trasforma la materia per rendere visibile un’idea. Ed è anche un saluto per chi arriva con qualcosa da creare, scoprire o condividere.
